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Fu costruito alla fine del 1600 su disegno di Giovanni Antonio Martelli, architetto che progettò varie costruzioni nel territorio del Cusio, tra cui la cripta dell’Isola di San Giulio, la chiesa di S.Maria della Neve a Pratolungo e, probabilmente anche parte della villa Nigra a Miasino.

La chiesa di san Giovanni sorge al centro dell’abitato di Ameno, è in stile barocco ed è senza dubbio uno degli edifici più interessanti, risalenti a quel periodo, di tutta la Riviera d’Orta.

La facciata e la struttura possono essere avvicinate, per la loro impostazione e divisione spaziale, alla chiesa di San Giuseppe a Milano, del 1606 e alla chiesa di Santa Eufemia di Novara, costruita nel 1666.

L’edificio, a insolita pianta centrale a croce greca sfrutta le corte braccia non come spazi, ma come elementi che danno vita all’articolazione plastica della chiesa, sia all’interno che all’esterno.

Le cornici delle finestre, realizzate a stucco, sono dei piccoli capolavori da osservare con cura.

L’architetto della chiesa, quando ne imposta la struttura, pensa al suo inserimento nel tessuto urbano. La prima operazione che compie è quella di non mettere la chiesa in linea con la via del paese e il contiguo palazzo, ma inclinando leggermente l’asse verso la strada fa uscire l’edificio con un angolo che va ad invadere parte della sede stradale. Così facendo, la facciata rimane visibile, seppure di scorcio, dalla piazza in fondo alla via Cotta. 

Il Martelli progetta due facciate con due entrate, una canonica in asse e l’altra, quella che sarà la vera facciata dell’edificio, verso la via principale, con una superficie convessa a rientrare, pensata come un volume anziché come una composizione piana. Tutti gli elementi di suddivisione e decorativi della facciata sono estremamente plastici: basta guardare il pronunciato cornicione marcapiano e la profonda nicchia in cui è inserito il portale. Innovative sono le due lesene che, anziché piatte, sono scavate a nicchia. I loro capitelli sono una bizzarra, ma straordinaria invenzione dell’autore.

L’edificio sorge in un continuo con l’attuale facciata del palazzo Tornielli, a cui è collegato da una parete curva e incava che ripete in tono minore l’andamento della facciata della chiesa, in cui si apre la porta che dà accesso alla base del campanile e al presbiterio.

All’interno della chiesa c’è un ciclo di dipinti con storie della vita di san Giovanni Battista, realizzato per buona parte da Giovanni Antonio de Groot (1664-1712), pittore di origini fiamminghe attivo a Milano fino alla fine del 600 e trasferitosi poi in Valsesia. Il suo stile, assai originale anche rispetto alla coeva pittura milanese, trovava nelle tele di Ameno piena espressione: figure anatomicamente evidenziate, volti con grandi occhi, colori intensi, scenari essenziali.

Nella chiesa è conservata anche una grande tela dipinta ad olio che rappresenta una delle tante riunioni del Concilio di Trento. Il dipinto di san Giovanni rappresenta chiaramente una sessione del concilio, tenuta presso la chiesa di santa Maria Maggiore a Trento.

Fatto singolare è che di quest’opera esistono quattro versioni praticamente identiche tra loro.

Una si trova al Museo Diocesano, una al Castello del Buonconsiglio, sempre a Trento, e una nel Duomo di Mantova.

Guardando con attenzione il quadro in basso a sinistra. In questa zona del dipinto, davanti alla porta d’ingresso dell’emiciclo, sostano un gruppo di persone: tre prelati e cinque civili. I personaggi in abito civile non partecipano attivamente all’evento, ma guardano lo spettatore, in posa per il ritratto: sono i committenti, come conferma del resto la scritta esplicativa, nella quale, per identificarli con maggiore sicurezza, sono stati anche numerati.

Un cane rampante, simbolo di Ameno, si appoggia alla gamba di Giulio Ferino, come se lo avesse riconosciuto o lo facesse riconoscere ad altri. Il gesto dell’animale potrebbe significare che tutto il gruppo è di Ameno.

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Testo a cura di Angelo Molinari
Foto di Daniele Crosta